"I tifosi non si devono preoccupare, Zlatan rimane qui. Se poi il Milan dicesse che non lo vuole più, ci sarebbero molte squadre a volerlo". Musica e parole di Mino Raiola, qualcuno cui il termine procuratore va decisamente stretto. Ibrahimovic rimane qui, a Milano, al Milan, c'è bisogno di chiederlo? La risposta è sì ed è più o meno nascosta nella carriera dello svedese, negli atteggiamenti durante tutte le sue esperienze, soprattutto quelle italiane. L'ormai famoso mal di pancia, termine che ha smesso di essere medico quasi tre anni fa per contagiare il linguaggio nazional-giornalistico-popolare, arrivò al termine del triennio in maglia Inter, in cui Ibra palesò un conclamato logorio nel rapporto con lo spogliatoio che invece, nell'estate del 2006 e almeno per tutta la prima stagione in nerazzurro, filò liscio. La parentesi al Barcellona, tralasciando le caratteristiche tattiche che lo hanno portato al confino del bel gioco catalano, ha visto velocizzarsi questo processo: all'Inter in tre anni, al Barça in dieci mesi ma il filo si era spezzato. Un passo indietro, in maglia Juventus: Calciopoli o non Calciopoli, l'idillio tra l'uomo di Malmö e i compagni in bianconero resse nel primo anno salvo poi calare già nella seconda stagione. Il nesso sta tutto qui, il dubbio è che Ibrahimovic possa avere nel suo Dna il cambiamento, quale che sia la situazione della squadra in quel momento. "Zlatan rimane qui. Se poi il Milan dicesse che non lo vuole più", ricomincerebbe tutto da capo.Segui @fabiofava11
1 commenti:
Vuole il Real Madrid e poi chiude la carriera. Mi sembra evidente
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